20 agosto 2012

OLTRE IL FARO, DA “RIVERBERI VIETRESI”, ED. AKKUARIA 2012.

La cara amica poetessa Mariaconcetta Lo Re, mi ha sorpreso pubblicando su facebook questa mia poesia, tratta dal mio nuovo libro “Riverberi vietresi”, che l’altrettanto carissima amica poetessa argentina, Ana Caliyuri, ha tradotto in  spagnolo. Vi ringrazio di cuore, come ringrazio le amiche e gli amici che hanno lasciato il loro prezioso commento.



OLTRE IL FARO

Sapere dove andare quand’è sera
col vento che sospinge la mia vela
lungo il mare invernale che ruggisce;
è oltre il faro la rotta da seguire
per raggiungere un’isola lontana
dove la notte mi darà riparo?

Forse l’indomani sarà il grido del gabbiano,
maestoso e bianco fra due colori azzurri,
a scuotermi il tepore dalla mente.

Nell’alba che odora di salsedine
e di sbattuti scogli dalle onde,
ripartirà di nuovo la mia storia,
sublimerà del cuore ogni memoria.

Antonio Ragone, Poeta

Más allá del faro

¿Saber a dónde ir cuando es noche
con el viento que impulsa mi vela
a lo largo del mar invernal que ruge;
y más allá del faro el rumbo a seguir
para alcanzar una isla lejana
donde la noche me dará refugio?

Tal vez al día siguiente vendrá el grito de la gaviota,
majestuosa y blanca entre dos colores azules,
a despabilarme la mente.

El alba que huele a sal
y a agitados escollos de las olas,
reiniciará de nuevo mi historia,
sublimará del corazón cada memoria.

Trasposiciòn en lengua española de Ana Caliyuri

7 agosto 2012

DA “RIVERBERI VIETRESI” EDIZIONI AKKUARIA 2012.

Vania De Angelis, attrice
Ho cercato di far emergere un forte desiderio di ri-conquista, fino in fondo, della vita, quasi mi fosse stata sottratta; e lo faccio chiedendo alla vita stessa, in un medesimo momento, ossimoricamente, verità e bugie, distruzioni e difese, eliminazioni e salvataggi, accettando da essa solo l’unica vera offerta che è l’amore, ricercando, come in un vicolo stretto, quei sentimenti smarriti nel sottosuolo di una società che incoscientemente pretende di poterne fare a meno. Da anni ormai ho capito che il silenzio fa rumore e ogni giorno si vuole imparare a cadere per rialzarsi senza troppe ferite, rimettendosi continuamente in gioco, in un circuito vitale dove il mare è immenso come una suggestiva voglia di libertà. 
(dalla mia introduzione)

MÌMESI
 

C’è il mare che appare quieto accarezzando il molo.
Dal quale io miro.

Vuole forse che parti?
Sin laggiù, ancora,
oltre un occaso immemore ed incerto?

Noi, in quale osmosi racchiusi, tra me dubbioso e stanco,
e lui della vita trepidante fascino!

Io, a questa cima ormai,
già mìmesi sono!

Io miro iole rassegnate
sulla bàttima a onde.

I remi abbandonati nei flutti tremano.

Antonio Ragone

(Riverberi vietresi – Edizioni Akkuaria 2012)

1 agosto 2012

GUARDO AI LAMPIONI SOSPESI NEL TEMPO.


Cose vissute o solo agognate? Il tempo passa e con la sua furia ci travolge e noi, rivolti al passato che sempre ci appartiene, siamo smarriti, la confusione è mentale, con questa il cuore non comprende. Quante volte ho pensato alla inquietante equazione mente = cuore, è un calcolo che mai non torna. Non tutto quello che entra nella mente riesce a raggiungere il cuore e a coinvolgerlo. Spesso è assente, disinteressato o indifferente. Nel peggiore dei casi, gli può solo far male. Sembra di non poter scrivere le cose pensate, perché forse non si sono mai verificate. E sempre mi domando “l’ho pensato?” una domanda retorica tesa a rafforzare proprio l’esatto contrario. Perché l’ho appena fatto, in un tempo personificato che attende alla pari d’uno di noi appoggiato ad un triste lampione. Anch’io guardo ai lampioni come figure tristi, sospesi nel tempo che diversamente avanza e quasi mai nulla di buono ci riporta. Tutto è da modellare, anche i monti e il mare quali metafora della Poesia che ancora silenziosa può aggirarsi di notte tra i vicoli delle case addormentate nell’indifferenza per lanciare un grido silenzioso ad una umanità senza più tempo, una umanità mai così anonima e distratta.

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