20 settembre 2011

NETTUNO PHOTOFESTIVAL - ATTRAVERSO LE PIEGHE DEL TEMPO.


Nello splendido scenario del cinquecentesco Forte Sangallo di Nettuno, s’è concluso con grande partecipazione di artisti e di pubblico, la prima edizione del “NettunoPhotoFestival – Attraverso le Pieghe del Tempo”, evento culturale organizzato dal Comune di Nettuno, in collaborazione con l’Associazione Culturale Occhio dell’Arte che lo ha ideato e promosso. S’è trattato d’una tre giorni intensa, dal 16 al 18 settembre, di fotografia, poesia, musica, letteratura, conferenze, workshops e molto altro ancora. Un evento che è stato altresì occasione per una raccolta di fondi completamente autogestita dalle suore missionarie cappuccine di Madre Rubatto, a favore della scuola San Giuseppe in Jijiga (Ethiopia) che ha urgente bisogno di un pozzo d’acqua e di un serbatoio idrico. Il ricavato della raccolta fondi, interamente a favore dell’opera umanitaria delle suore missionarie, è stato di euro 856,00 di vendita tra libri ed oggetti missionari, a cui si aggiungono euro 1.000 donati dal Comune di Nettuno, nella persona dell'Assessore Giampiero Pedace, di cui in questi giorni ho avuto l'onore di apprezzare la disponibilità e la sensibilità nei confronti della cultura e della partecipazione verso opere umanitarie.

Notevole è stato l’impegno e pregevole la capacità organizzativa esibita dalla carissima amica Lisa Bernardini, presidente dell’Associazione Occhio dell’Arte.
Lisa, amica carissima, sei stata instancabile.
Un affettuoso abbraccio, Antonio.

13 settembre 2011

I VIAGGI DI ULISSE E LE INSIDIE DEL MARE.

Né Circe, né Calipso, né la stessa innocente Nausicaa ebbero il potere di legare a sé il cuore ardimentoso e spavaldo di Ulisse, ma forse le Sirene lo avrebbero inesorabilmente attirato, ammaliato e sconfitto, ché troppo grande era il bene che gli promettevano, cui Ulisse sempre agognava, per cui, astuta prudenza, si fece solidamente legare a più doppi all’albero della nave. Era l’ardita presunzione che tutto gli fosse concesso, la sua smania di conoscenza oltre ogni umano confine che lo condurrà rovinosamente alla morte “perché quell’Infinito è la profondità del finito, è l’origine e il sostegno di tutto quello che esiste. Non riconoscerlo porta al “dis-astro”, al fallimento di Ulisse, il cui errore non fu di voler oltrepassare le Colonne d’Ercole, ma di voler misurare l’Oceano come aveva misurato il Mediterraneo, di voler cioè ridurre prometeicamente l’Infinito al finito, di conquistare la falsa felicità di un paradiso “terrestre” (professor Antonio Fiorito, prefazione de “L’isola nascosta”). Il naufragio fu per lui e per i suoi sventurati compagni miseramente inevitabile a causa del “folle viaggio”, come lo chiama il Sommo Dante nella Divina Commedia, perché incontenibile era il lui il tentativo di superare ad ogni costo i limiti della finitezza umana, anche servendosi di menzogne  e seduzioni che tra gli esseri umani provocarono solo sofferenza e morte.
Le Sirene rappresentano sia i pericoli del mare, anche quando esso è più calmo e sereno, sia gli scogli nascosti nelle baie tranquille, contro cui spesso gli uomini vanno incautamente ad infrangersi.

Marinai

I marinai che navigano
i mari più tumultuosi
hanno poche sirene.

Solo a volte, qualcuna,
sguizza dai marosi:
nel fragore della tempesta
non hanno voglia
di concedersi ai tristi
esiliati;

ma dalla costa
rocciosa, lontana,
esse consegnano al vento
inquietanti richiami.

Antonio Ragone (da “L’isola nascosta” Edizioni Akkuaria – 2007)

4 settembre 2011

IL MARE, ENEA E L’OMBRA DI ETTORE IN UN TEMPO INSENSIBILE.


In seguito a una violenta tempesta Enea e i suoi compagni sono stati scaraventati dalla furia marina sulle coste libiche e ospitati con generosità dalla regina Didone che in quei luoghi stava fondando una nuova città, la futura Cartagine. Per invito di Didone Enea narra le dolorose vicende dell’ultima notte di Troia; il fatale cavallo di legno, uscito dall’astuta quanto cinica mente di Ulisse, è ormai dentro le mura, tutti dormono ignari dell’estrema rovina che pende sul loro capo, e anche Enea dorme. La figura del cavallo è la tagliola entro la quale spesso affondiamo il piede, dolore lancinante, acuto grido che si leva invano, chi ascolta? Enea, sollèvati dal sonno, non avverti l’insidia? Ecco, l’eroe Ettore apparirgli in sonno, piangente, con le carni disfatte e coperte di polvere per l’ultima infamia di Achille, l’umana forza ebbra di sangue e di morte, che lo trascinò via legato alla sua nefasta biga. È terribile il contrasto fra la città che dorme, tranquilla e ignara del suo atroce destino, e Ettore in lacrime, giacché solo i veri eroi piangono. Ma quale malvagità è pur sempre presente nel cuore umano! Allora Ettore stesso, l’eroe così forte e magnanimo, supplica Enea di fuggire, ché nulla ormai si può più fare per salvare la sventurata patria; fugga dunque e rechi con sé le sacre cose, prenda con sé i Penati, gli dèi del focolare domestico, e in altra terra fondi una nuova città, cui è riservato un grande futuro. Così Ettore stesso, mentre il fuoco distrugge la città per cui è morto, predice e consacra l’alta missione di Enea. Guarda il mare, Enea, egli ancora ti chiama, prendi il largo, il viaggio ancora una volta è da riprendere, sempre.


TEMPO INSENSIBILE

Trascorre il mare intanto e odo
il cruento fragore delle romite
onde infrangersi sugli insensibili scogli
e solversi in schiumosa vacuità di vento.

Che di mire lucenti nei tempi
dell’attesa, l’orizzonte così
vivo, vicino, raggiungibile,
appariva pregno.

Antonio Ragone (Da “L’isola nascosta” Edizioni Akkuaria – 2007)

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