24 settembre 2010

CECCARDO ROCCATAGLIATA CECCARDI: POETICI PAESAGGI DI LIGURIA.

Ceccardo Roccatagliata Ceccardi nacque a Genova il 6 gennaio 1871 e morì nella stessa città il 3 agosto 1919. È unanimemente considerato l’anticipatore, nonché il più tormentato rappresentante, di quella prestigiosa tradizione di poeti liguri che da  Mario Novaro a Giovanni Boine,  da Camillo Sbarbaro a Eugenio Montale, tanto per delimitarci ai maggiori, sapranno poi, con tanto vigore, far del ligure  paesaggio, con solenni sconforti e negazioni, il nudo asprigno paese emblematico della nostra agitata anima contemporanea. Il poeta Ceccardi era un carattere inquieto e contrastante, diviso tra delicate considerazioni approfondite e attivismo sociale, e non era nato per l’opera d’ampio respiro, per la poesia epica e civile, cui con tanta ardore aspirava. La sua sorgente lirica più autentica va cercata nei momenti, per fortuna tutt’altro che rari, di distensione e meditazione in se stesso. Ed è proprio allora che trova intonazioni d’una musicalità personalissima, agra e dolce allo stesso tempo, che sembra accarezzata dall’onda marina e ne costituisce il fascino maggiore.
In questa poesia, tra le sue per me più belle, descrive in maniera lievemente allucinato, un paesaggio della sua terra, che oscilla tra le onde del mare nel quale si riflettono i monti, lassù, dove giace sepolta sua madre. In tale maestoso contesto, questa morte si rinnova per lei in nuova vita.  
(Antonio Ragone)


IN UN CIMITERO DI MONTI
 

   Tarda il sentiero in un silenzio d’erba
che ingialla di rammarico, e rinverde
non mietuta, tra un vel d’aridi gambi.
Una rosa selvatica, una stella
di iride azzurra, affacciansi talora
da quel deserto come un sogno…; un sogno
che intende con le pallide pupille
a un altro sogno, lungi, interminato.

   Un suon di foglia, che sul gambo oscilla,
il vol silenzioso d’una magra
farfalla bianca, il canto d’uccello;
o il vento che tra gli alberi viaggia
il monte, con il sole, con le stelle
e con vele di nubi, variando
colloqui d’ombre e immagini di luce…

   E in aria pende a l’infinito un’eco
di mar che rompa a un’invisibil riva,
o nella valle o dietro il monte.
                                                       Ed ora 

è questa la tua vita, o madre mia.


Ceccardo Roccatagliata Ceccardi

17 settembre 2010

RITITÌ LO VUOI SAPER TU CHE COSA È UNA MAMMA?

È mio desiderio ritornare a parlare della poesia di Francesco Pastonchi “Che cos’è una mamma”, anche per rispondere ad un gentile lettore del blog al quale ho già risposto al post di riferimento e che comunque ripropongo qui. Con piacere vedo che c’è ancora molto interesse nei confronti di questa poesia, pur non essendo una grande poesia nella quale anche le immagini delle similitudini non sono artisticamente perfette. Forse la risposta è da ricercare nell’affermazione che l’amore della mamma è certamente il più puro. E questo conta in questa poesia: l’immagine di una mamma, spero non in disuso, vista come un grande mistero d’un amore senza misura, che conforta i propri figliuoli dando loro incoraggiamento, speranza e fiducia. E di queste cose, in questa società presente, i giovani non possono e non devono farne a meno.

12 settembre 2010

ANA CALIYURI: LA SUA NUOVA RACCOLTA DI POESIE "SOL DE OTOÑO/SOLE D'AUTUNNO".

È stato per me un privilegio e un onore approfondire le liriche racchiuse nel pregevole libro della mia cara amica poetessa argentina Ana Caliyuri, Sol de Otoño, di cui con vero piacere ho curato la prefazione.


Studiando Sole d’autunno, questa pregevole raccolta di poesie di Ana Caliyuri, a terzo millennio appena avviato, si resta colpiti innanzitutto dalla forza che ancora possiede la parola intesa come privilegiato veicolo di trasmissione della propria sensibilità artistico-culturale nei riguardi del lettore. Continua a leggere la prefazione...

ALCUNE POESIE TRATTE DA SOL DE OTOÑO/SOLE D'AUTUNNO:


QUESTIONE DI TEMPO 
 
È tardi ormai 
o non è ancor tardi 
per raccogliere 
scintillii 
da una brezza. 
È tardi ormai 
o non è ancor tardi 
per rifletterci 
in un cielo 
limpido... 
È già tardi  
o non è ancor tardi 
per la schiusa 
del cuore 
nell'albero lirico. 
C'è un orizzonte... 
è tardi già 
o non è ancora tardi... 
Mi invade 
la pioggia 
e da ogni goccia 
nascono petali 
frastornati
di sentimenti 
infiniti. 
È già  tardi... 
c'è una lapide 
che ricorda 
la pena 
più ombrosa 
e tuttavia 
non è tardi 
il tutto... 
fino all'autunno 
sarà fiorito.
 
RUOTANO LE MAREE 
 
Se l'orizzonte 
confina 
con la quotidianità  
non perdere 
di vista 
il mare 
che tutto insegna. 
Ruotano 
le circostanze 
come le maree.
 
PUNTINI SOSPENSIVI
 
Non è cieca
la dimenticanza
né la memoria,
è un serpente
che ci attacca
per come è stata
vissuta
nella peggiore situazione...
una disgrazia.
Siamo
le rimembranze
di altre vite
di altri battiti
di altre fragranze.
È utopico
retrocedere nel cammino
ma... è fortuna
spiegare ancora le ali.
Siamo
puntini sospensivi,
essenze
che allevano piante
o forse
solamente
un impulso dell'audacia.
Perché niente  è stato scritto
del tuo navigare o del mio
quando il destino attraversa
i mari delle circostanze.

LA CASCATA DI TANDIL  

Continuo a seguire 
gli accordi 
della cascata 
al sud 
del mio diffuso 
pensiero. 
Continuo a seguire 
il suo versante   
con la pienezza 
del suo affannoso respiro. 
Continuo a seguire 
la pioggia 
che interrompe 
la sua serenità 
ed il suo governo. 
Continuo a seguire 
i sette salti 
inospitali 
che gravitano 
nella mia anima 
quale affettuoso 
prologo 
della mia esistenza. 
Continuo a seguire 
la sua orma 
silvestre 
mentre vogano 
nel mio petto 
i ricordi. 
Continuo a seguire…  
Ana Caliyuri

8 settembre 2010

ANGIOLETTA FACCINI: SETTEMBRE.




Vengo a te con il mio Settembre!
Potrebbe darsi che seguirà ottobre!
A distanza di tempo, definisco e forse confermo che Settembre  sia un mese particolare! 
Morte e Rinascita nasconde nel suo grembo!











Settembre



... Che hai tu Settembre?
a quale leggenda fai parte?
porti con te il mio viaggio e l’approdo


         che hai tu Settembre ?
         funesto t’ aggiri!


un figlio m’hai rubato, strappato
l’entusiasmo tradito
la forza sottratta
la Vita sconvolta
l’amore soppresso, ucciso


         che hai tu Settembre?
         dei frutti migliori mi voi privare?


E sia!
fianco a fianco saremo!
come guerrieri in nome d’un ideale


ma più forte dell’ansito
sarà il mio Essere!

5 settembre 2010

© Angioletta Faccini

2 settembre 2010

GIANNI RODARI, “LA BELLA ADDORMENTATA” (LA POESIA) E “ALLA FORMICA” (IL POETA).


« Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: - Buon viaggio! ». (Gianni Rodari, Il giovane gambero)

Gianni Rodari nacque ad Omega, sul Lago d'Orta, in provincia di Verbania,  il 23 ottobre 1920 e morì a  Roma il 14 aprile 1980, non ancora sessantenne. È stato uno scrittore, poeta e pedagogista. Le sue opere sono state tradotte in moltissime lingue.  Quest’anno ricorre la doppia celebrazione dell'anno rodariano – in occasione della memoria dei 30 anni dalla morte e dei 90 anni dalla nascita. Fino all'inizio del 1980 molte furono le sue collaborazioni giornalistiche e partecipò a molte conferenze e incontri nelle scuole italiane, con insegnanti, genitori, alunni, gruppi teatrali per ragazzi. Alcune sue poesie sono state musicate magistralmente dal cantautore-poeta Sergio Endrigo -  di cui fra pochi giorni, il 7 settembre, ricorrerà il quinto anno dalla sua scomparsa -  come Il pappagallo, La pulce, La casa e la famosissima Ci vuole un fiore, qui accompagnato dalla sua figlioletta Claudia.




LA BELLA ADDORMENTATA: LA POESIA

La poesia è in tutte le cose, anche nelle più semplici e che noi consideriamo oggetti comuni: è nel legno del tavolino, nel bicchiere, nella rosa, ad attendere che qualcuno la scopra e la trasformi in immagine nata da metafore da raccontare a tutti. La poesia non parla, non ha voce per cantare la propria bellezza; al contrario geme nell’attesa ansiosa che qualcuno la svegli per darle voce e vita a favore di tutti. Come la bella principessa della fiaba tanto famosa si risvegliò dal lungo sonno per l’amore di un principe, così la poesia  che è riposta nelle cose riceve luce ed anima dal poeta che nelle cose si trasferisce per comprenderle ed esprimerle. A questo principe, personaggio di un mondo fantastico, Gianni Rodari avvicina il poeta, colui che sa, osservando le cose con affetto e sensibilità, coglierne la bellezza e tradurla in “favola”.


La bella addormentata

Le favole dove stanno?
Ce n'è una in ogni cosa:
nel legno del tavolino,
nel bicchiere, nella rosa.
La favola sta lì dentro
da tanto tempo e non parla:
è una bella addormentata
e bisogna risvegliarla.
Ma se un principe, o un poeta,
a baciarla non verrà
un bimbo la sua favola
invano aspetterà.




ALLA FORMICA: IL POETA

Dopo aver fatto la lode della poesia, Gianni Rodari passa ora alla lode del poeta, da molti giudicato come un perdigiorno, perché insegue le immagini della sua fantasia e canta e s’inquieta, proprio come la cicala, senza preoccuparsi d’altro. L’accusa è ingiusta: se sono meritevoli di lode colore che lavorano per produrre beni materiali, utili alla società, altrettanto apprezzati devono essere coloro che contribuiscono con le loro poesie ad arricchire spiritualmente l’umanità e a renderla più conforme ai valori che naturalmente le appartengono. Il poeta moderno si distacca dalla immagine della formica prudente e virtuosa presentata da Esopo, e ne avverte invece la grettezza meschina: la formica pensa solo al proprio benessere, mentre la cicala, come fa il poeta, canta la bellezza delle cose che egli contempla senza chiedere nulla in cambio, se non vivere con la propria perenne inquietudine.


Alla formica

Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
Che il più bel canto non vende, regala.



Gianni Rodari (Da “Filastrocche in cielo e in terra”)
a cura di Antonio Ragone

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