27 marzo 2010

ANTONIO RAGONE: POESIE QUARESIMALI


DUE POESIE QUARESIMALI



CIRENEO

Son’io quel Simone
tornato di campagna
che prese sulle spalle
la croce del Signore.




INTUIZIONE

La sera,
camminando lungo i muri
di città senza nome,
appena illuminate
da ondeggianti lampioni,
ripeto i calcoli
del giorno nella mia memoria.

Così ripasso la storia,
pagina su pagina,
mentre i passi si confondono
sui selci della strada.

Mi porto a lato
la mia ombra,
riflessa sul muro di mattoni,
con la croce sulle spalle.


Antonio Ragone (Da “Viaggi verso il porto” Parte II "1991-1996" Gabrieli International Editor 2004)

24 marzo 2010

UNA POESIA DI ANGIOLETTA FACCINI: INCONSAPEVOLE INCONSISTENZA

“Ho cercato nel mio archivio e ho scelto questa poesia…”,
così mi scrive la poetessa Angioletta Faccini.

È per me una poesia che incanta, fa pensare, dà emozioni forti e sublimi... (Antonio Ragone)


Inconsapevole inconsistenza


L’inconsapevole inconsistenza
mi fu assai d’appresso come soave  coltre
che gli Dei  mi diedero in dono
         dall’istante in cui  piccina e fragile vidi la luce
e la connivenza di 
inebrianti venti discesi dai monti
permearono il mio essere
a fluttuare  intorno al tempo dentro il tempo

Quest'istante colla memoria
vago lungo  viale del trascorso
da tempo l’ho compreso forse
d’aver assai camminato sul sentiero incorporeo.



 24 giugno 2004

Angioletta Faccini

20 marzo 2010

21 MARZO: GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA



La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla Conferenza Generale dell’UNESCO nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo dell'anno seguente. La data, che segna anche il primo giorno di primavera, riconosce all’espressione della Poesia, la più discreta e profonda delle Arti, un luogo fondante della memoria, base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica.
Viene riportata a lato la locandina dell’UNESCO della Giornata Mondiale della Poesia 2010.

(Antonio Ragone)







POESIA

È solo l’attimo fuggente che descrive
in quel momento un po’ d'umana storia,
la meraviglia che raccoglie il frutto
di ciò che nasce in fondo agli elementi.
   
Antonio Ragone (Da "Viaggi verso il porto - Parte I - Gabrieli International Editor 2004)

17 marzo 2010

ANGIOLETTA FACCINI: SEI POESIE

Angioletta Faccini mi ha inviato sei poesie che ben volenteiri propongo ai lettori del blog.
A ciascuna ella stessa ha posto un breve commento. Io mi limito solo a dire che ci troviamo di fronte a poesie intense e profonde, dense d’una lettura del proprio animo che la poetessa esplicita quasi impietosamente e allo stesso tempo utilizzando i versi con intima sensibilità.
Per una migliore lettura ho ritenuto opportuno collocare le poesie in due post.
(Antonio Ragone)


Da tempo oramai, al figlio trapassato che a volte nel sentire la sua presenza, in contrasto con la Morte m'arecava un forte dolore insopportabile dovuto anche alla non accettazione di quella realtà.

Da Tempo oramai

Da tempo ormai cammino
lungo il viale del silenzio

l’affanno a lungo vissuto
per l’eterno mi sarà d’appresso

gravi impressioni
si ergono dal mio profondo
e parlano di dolore
altro dolore al dolore

nel silenzio della mia solitudine
ti parlo e t’abbraccio

nel silenzio della mia solitudine
mi piego su me stessa
ascolto la tua anima
ascolto il mio pianto
e le mie lacrime che scendono

20 gennaio 2005



Vederti, la presenza del figlio che aleggia intorno a me, sempre e per sempre.

Vederti

I pensieri m’affollano la mente
coi ricordi sempre penetranti
mentre una lacrima s’affaccia furtiva
portando con se altre lacrime
pronte a rigare il mio viso
soffocando il respiro.

Il tuo viso appare lieve
e velato di tristezza dinanzi al mio pianto
e pare dirmi qualcosa mentre
la tua aura m’accarezza il capo
la tua anima mi sorregge.

Da oltre la Vita parli al mio cuore.

Nella mia ombra
nel mio spazio
il tuo viso aleggia col sorriso

Anch’io ti sorrido
mentre i ricordi si rincorrono nella mia mente
anch’io ti sorrido
mentre le lacrime scendono pesanti

Il vederti è forse un privilegio?


Deciderà, scritta intorno al 2001, è la bellissima amicizia tra me ed un caro collega, amicizia non approvata e vista sotto altri profili da altri colleghi.

Deciderà

È delizioso gustare questo sapore
il sapore del si!
È soave assaporare l’ebbrezza di quest’amicizia
e la sua riconferma
chi l’ha detto che deve perire?
Il vento lo deciderà
il tempo deciderà la sua sorte
nostro Signore parlerà al cuore
per la vita o per la fine.
Sarà fatta la sua volontà
così sarà.

2001

Angioletta Faccini




ANGIOLETTA FACCINI: SEI POESIE



Verrà la morte… leggetemi poesie

Leggetemi…

Quando sarà il mio trapasso
al valico del lungo sonno
leggetemi Neruda
leggetemi Prevêrt
leggetemi.....
leggetemi una delle mie poesie!

Al cospetto degli Dei
vorrò avere con me
tutto questo
perché io riveda la mia creatura
il mio spirito con mani tese
e cuore aperto
porterà in dono
l'amore cantato sui fogli di carta

28 maggio 2009


Madre-mamma, parla del mio difficile rapporto con la mamma fino alla morte del mio unico figlio.


Madre – Mamma

Madre – Mamma
Che differenza fa?

Madre, colei che è sul piedistallo
lontana senza essere arcana
Mamma, il cuore infinito
stacchi il cordone ombelicale
e lo tieni in serbo per l’amore
dei tuoi figli
per ogni momento

Mamma o Madre?
nulla quasi è dato a rivelarsi
nella preferenza d’un figlio

per l’amaro ingoiato
il dolore sconfessato
e non accettato quando
un figlio cerca la morte
rifugge dalla quotidiana commiserazione

invecchiando ora
la salute malferma
accorre a te anche il figlio  incompreso
quasi a dimenticare le umiliazioni del passato


16 marzo 2010


"Ti ricordi Amore?" è l'amore vissuto non solo fisico, ma in ogni forma e abbandonato o rinunciato in nome di...... "comodità" apparenti. 

Ti ricordi amore?

Ti ricordi amore?
il tempo vissuto

Ti ricordi amore?
il nostro amore dirompente, forte,
vivo, coinvolgente?
ancora prima di essere amore
era già amore

Ti ricordi amore?
I nostri abbracci stretti stretti
il pensare insieme
e ricordi i progetti?

Ricordi la gioia
d'un regalo
d'un mazzo di fiori
per dirci più di quanto le parole potessero dire?

E ricordi?
le passeggiate a Milano
regalando al sole le ore più belle?

I giorni, i mesi e gli anni
ci seguirono mai stanchi
mai annoiati
sconfinava la nostra vita
nello  spazio  infinito

Ma l'amore
voleva la luce del sole, voleva 
uscire dall'ombra
e reclamava la sua parte

Il far l'amore divenne un dolore
lo spasimo di noi amanti

Forse non ci apparteneva questo amore
lo ricordi amore?



Angioletta Faccini
 

10 marzo 2010

ANTONIO RAGONE: OMAGGIO AL POETA GUIDO GOZZANO

Guido Gozzano nacque a Torino il 19 dicembre 1883 e morì nella stessa città il 9 agosto 1916 all’età di 33 anni.
Insieme a Sergio Corazzini è considerato uno dei massimi rappresentanti della scuola crepuscolare, il cosiddetto “crepuscolarismo”, termine letterario coniato dal critico Giuseppe Antonio Borgese per evidenziare il tono malinconico di questi poeti e l’amore per le piccole cose, che assumono nelle loro liriche un significato raffigurativo della vita, con l’uso di un lessico pieno d’infiniti stilemi letterariamente sentimentali, trasfigurando la realtà in sogno fuori da uno spazio e da un tempo reale.
Celeberrima di Gozzano è la novella in versi “La signorina Felicita ovvero la Felicità” di cui, per motivi di spazio propongo il magnifico incipit:

I


Signorina Felicita, a quest'ora
scende la sera nel giardino antico
della tua casa. Nel mio cuore amico

scende il ricordo. E ti rivedo ancora,
e Ivrea rivedo e la cerulea Dora
e quel dolce paese che non dico.

Signorina Felicita, è il tuo giorno!
A quest'ora che fai? Tosti il caffè:
e il buon aroma si diffonde intorno?
O cuci i lini e canti e pensi a me,
all'avvocato che non fa ritorno?
E l'avvocato è qui: che pensa a te.

E l’avvocato è malato, sia fisicamente, di tisi, che di un’aura malinconico-crepuscolare. Nella speranza di una guarigione, inizia un lungo viaggio in Oriente, un viaggio che poi gli detterà le prose di “Verso la cuna del mondo”.
Di lui vi propongo la lirica "Cocotte", dalla quale emergono i bellissimi versi

… Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state...


 
 
 
 


COCOTTE



I.


Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale

mi protese la mano ed il confetto...


II.


"Piccolino, che fai solo soletto?"
"Sto giocando al Diluvio Universale."



Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia

fretta d'un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò di tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.


Sempre ch'io viva rivedrò l'incanto
di quel suo volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con mani ladre;

ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!


"Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?"
"Sì... vedi la mia mamma e il mio Papà?"
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità...


"Una cocotte!..."
"Che vuol dire, mammina?"
"Vuol dire una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!"
Co-co-tte... La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d'ovo e di gallina...


Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l'Isole Felici...
Co-co-tte... le fate intese a malefici
con cibi e con bevande affatturate...
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!


III.


Un giorno - giorni dopo - mi chiamò
tra le sbarre fiorite di verbene:
"O piccolino, non mi vuoi più bene!..."
"È vero che tu sei una cocotte?"
Perdutamente rise... E mi baciò
con le pupille di tristezza piene.


IV.


Tra le gioie defunte e i disinganni,
dopo vent'anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso... Dove sei, cattiva
Signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?

Oimé! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l'ultimo amante disertò l'alcova...
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d'un bacio e d'un confetto,
dopo vent'anni, oggi ti ritrova


in sogno, e t'ama, in sogno, e dice: T'amo!
Da quel mattino dell'infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t'aspetta, o creatura!


Vieni! Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t'agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
come Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!


Il mio sogno è nutrito d'abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state... Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent'anni or sono!


Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia...
Vieni! T'accoglierà l'anima sazia.
Fa ch'io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò; rifiorirà, nell'atto,
sulla tua bocca l'ultima tua grazia.


Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d'allora.
Il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.

Guido Gozzano

5 marzo 2010

ANTONIO RAGONE: L'APPRODO

Era ancor prima dell’alba che dai vetri della finestra, alla luce che timida illumina il giardino, ho visto alberi pregni di brina, infreddoliti nell’umida notte. Forse un brivido ha attraversato il mio corpo, mi son sentito albero, pianta, cespuglio inumidito dall’acqua dei miei anni. Ho visto nel buio un’onda marina venirmi incontro come ad una spiaggia fredda e solitaria. Ho sentito il suo sciabordio, un lieve fiato di vento che sempre l’accompagna. Uno scarno stuolo di cornacchie è passato senza gracchiare. La luna è oltre i nembi grigi.


L’APPRODO

Anche stanotte il mare ha sussurrato
sospeso alla finestra.
                                Luna intanto
dipinge aureo mare, mentre una vela
solitaria cerca l’approdo. Presso
la darsena tremano fioche luci,
ecco la meta.
                   Sopravanza l’alba
che lascia un po’ di mare alla finestra.


Antonio Ragone (Da "Viaggi verso il porto " - Sezione Il Porto 1986-1990 - Gabrieli International Editor 2004)

4 marzo 2010

ANTONIO RAGONE: OMAGGIO AL POETA PIER PAOLO PASOLINI

“Anche Pier Paolo Pasolini non può sottrarsi al confronto con la passione di Gesù, anzi egli, pur avendo scoperto il vangelo quasi per caso durante un soggiorno ad Assisi, nel corso del quale voleva incontrare Papa Giovanni XXIII, ne rimane subito intimamente colpito, cercando di recuperare al suo laicismo i caratteri della religiosità.
D’altra parte, nelle opere di Pasolini, è stata sempre presente la costante d’una “scandalosa sacralità” che perviene dalle giovanili poesie casarsiane, quando, durante il periodo dell’ultima guerra, gli abitanti del paese friulano si riparavano nella locale chiesa per necessità di consolazione e di protezione.
La passione e la morte di Cristo viene traslocata sui personaggi cinematografici, come Accattone, Mamma Roma e la povera comparsa che, durante le riprese di un film, muore sulla croce per indigestione dopo essersi sfamato di ricotta, considerato il cibo della misera gente di borgata.
Forse fu proprio il racconto grottesco del film “La ricotta” che introdusse Pasolini alla realizzazione del film “Vangelo secondo Matteo”, dedicandolo “alla cara, lieta, familiare memoria di Giovanni XXIII”.
Il film, scarno e limpidamente poetico, seguendo il testo sacro passo dopo passo, ambienta la figura del Cristo nel sottosviluppo del mezzogiorno d’Italia, dove il  messaggio cristiano assume il carattere d’una rivelazione ai poveri e alla loro sofferenza, senza nulla perdere della intrinseca sacralità evangelica riflessa nelle beatitudini; ed è qui che la complessa e tormentata personalità di Pasolini realizza, a sua insaputa, una denuncia sociale ma dolorosamente cristiana, dove l’inconsapevole assegnazione del ruolo della Madonna alla madre Susanna, che segue, straziante, il figlio condotto al Calvario, assume la prospettiva d’una tragica personale profezia.”

Antonio Ragone  (Da “La Passione degli Apostoli” Ed. Akkuaria 2008) 


LA PASSIONE (III strofa) 

Cristo alla pace
del Tuo supplizio
nuda rugiada
era il Tuo sangue.
Sereno poeta,
fratello ferito,
Tu ci vedevi
coi nostri corpi
splendidi in nidi
di eternità!
Poi siamo morti.
E a che ci avrebbero
brillato i pugni
e i neri chiodi,
se il Tuo perdono 
non ci guardava
da un giorno eterno
di compassione?

SUPPLICA A MIA MADRE

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.

Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l'unico modo per sentire la vita,
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile

Pier Paolo Pasolini

1 marzo 2010

ANGIOLETTA FACCINI: PUNTO GIALLA


Angioletta Faccini mi ha inviato questa bellissima e toccante poesia: la propongo ai lettori del blog.

Questa è una mia poesia del 2004, scritta durante il coma del mio unico figlio che il 23 settembre lasciò il corpo.
In quel periodo, trovai conforto nella poesia… la poesia mi confortava o io trovavo conforto?


Punto gialla

Ero solita voltarmi
per un ultimo saluto
quando te ne andavi sulla tua Punto gialla

e in lontananza all’arrivo
non v’era stento a metterti a fuoco
parevi un punto giallo irrompente
nell’impercettibile distesa dello spazio

ora lo so
questo spazio ti porterà con sé
nell’eternità

agosto-settembre 2004

©Anglioletta Faccini

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