26 maggio 2009

OMAGGIO AL POETA LEONARDO SINISGALLI



Un altro grande poeta del sud, poeta lucano, nato a Montemurro, in provincia di Potenza, il 9 marzo 1908, e morto a Roma il 31 gennaio 1981. Leonardo Sinisgalli rimarrà per tutta la vita affezionato alla sua terra pur se la vita lo condurrà lontano.

"Il distacco è traumatico: addirittura affermerà di essere morto a nove anni, dopo che la carrozza ebbe varcato il ponte sull’Agri, che crollò dopo il nostro transito, diretta non a Sala Consilina, più vicino, ma al Collegio dei Salesiani di Caserta, accompagnato nel viaggio da un altro ragazzo di Montemurro e da un sacerdote, zio di questi.

Il percorso poetico e non, di Leonardo Sinisgalli, espressione di una visione poetica e intellettuale personalissima, risulta essere coerente e variegato.

Nel panorama letterario italiano contemporaneo, con spirito innovatore, egli ha lasciato un’impronta inconfondibile attraverso la strettissima compenetrazione di prosa e poesia, fino alla poesia – prosa, la ricerca esasperata e provocatoria della concisione, proseguendo il discorso poetico ungarettiano arricchendolo di un montaliano sarcastico scetticismo, uno spiccato gusto per la musicalità del verso, uno sperimentalismo che rimanda a quello dell’Avanguardia.

La sua formazione culturale scientifica, infine, conferisce alla sua opera una vivacità che ricorda quella di un altro Leonardo, da lui eletto a modello supremo.

Nell’abbandono e nella consunzione riaffiora, quindi, un amore mai venuto meno per la poesia e la parola, che spuntano da un deserto a rappresentare l’ultima salvezza”. (da “Il furor poetico di Leonardo Sinisgalli” di Matteo Luca Ragone).


Di Lenardo Sinisgalli propongo la poesia:


Nessuno più mi consola

Nessuno più mi consola, madre mia.

Il tuo grido non arriva fino a me

neppure in sogno. Non arriva una piuma

del tuo nido su questa riva.

Le sere azzurre sei tu

che aspetti i muli sulla porta

e avvolgi le mani nei panni,

leggi nel fuoco le risse

che disperdono i tuoi figli

ai margini delle città?

Un abisso ci separa, una fiumana

che scorre tra argini alti di fumo.

Sono queste le tue stelle,

è il vento della terra

è la nostra speranza

questo cielo che accoglie le tue pene,

la tua volontà, la tua domanda di pace?

Tu vivi certa della tua virtù:

hai vestito i cadaveri variopinti

dei padri, hai trovato ogni notte

la chiave dei nostri sogni,

hai dato il grano per la memoria dei morti.

Noi aspettiamo il tuo segnale

sulla torre più alta.

Tu ci chiami. Sei tu

la fiamma bianca all’orizzonte?

Un’estate di lutti

ha rimosso nel ventre le antiche colpe,

ha cacciato i lupi sotto le mura dei paesi.

I cani latrano al sole di mezzogiorno,

la civetta chiede ostaggi per il lugubro inverno.

Tu ascolti, madre mia,

il pianto sconsolato delle Ombre

che non trovano requie

sotto le pietre battute

dal tonfo di fradici frutti.



19 maggio 2009

ANTONIO RAGONE: LA TORRE MISTERIOSA



È stato un lungo inverno, da poco passato, freddo e piovoso. Ora stiamo vivendo la dolcezza d’una tardiva primavera. Io che da anni vivo nella campagna romana, spesso ho pensato al mare, quest’inverno, ai miei luoghi, alla mia antica casa dalla quale vedevo, ogni giorno, senza mai abituarmi, la bellezza d’un lembo della costa amalfitana. Mi sembra opportuno proporvi questa mia poesia tratta da “L’isola nascosta” Ed. Akkuaria 2007.

LA TORRE MISTERIOSA

Andando su per l’ansimante salita di queste scale
antiche di collina, dove l’odore del mosto è già passato,
sento già l’affannoso fiato
dell’amato inverno. Ancora un nuovo inverno
darà ai miei giorni l’erba gelida
nell’alba, le dense nubi prossime alla pioggia.
È questa l’ora tarda dell’anno,
questa mia ora, degli oscuri silenzi,
fissi, nell’inalterabile profondità della vita.
E sulle mie coste lontane, irraggiungibili, certo i marosi
flagelleranno ancora la torre misteriosa,
baluardo antico contro i saraceni.
Antonio Ragone

La “torre misteriosa / baluardo antico contro i saraceni”, altra potente metafora di Ragone . (dalla prefazione del critico letterario Antonio Fiorito).

14 maggio 2009

OMAGGIO AL POETA RAFFAELE CARRIERI


Raffaele Carrieri è un altro grande protagonista dimenticato della poesia italiana del Novecento.
Mi piace dedicare questo spazio, sia pure saltuariamente, a questi grandi Poeti per un tentativo di riscoperta e di rivalutazione.

Raffaele Carrieri nasce a Taranto il 17 febbraio 1905. A 14 anni interrompe gli studi e abbandona la famiglia per imbarcarsi alla volta dell'Albania. Rientra per un breve soggiorno a Taranto e riparte per stabilirsi nel 1923 a Parigi, dove conosce i poeti e gli artisti dell'epoca. Nel 1930 si trasferisce a Milano e vive scrivendo poesie e saggi d'arte. Nel 1984 muore a Camaiore. Poeta dall’animo inquieto e schivo, ha scritto moltissimo.
Di lui vi propongo la poesia:

Benevolenza, Signore

Benevolenza, Signore:
Un poco di silenzio
Dalla mia parte,
Un poco di pace.
Un poco di cenere
Sul grande fuoco
Che ancora s’attarda.
Un poco di chiaro
Sulla mia strada,
Un poco di spazio
Al tuo fianco.
Un poco di dubbio
Nel cuore dell’uomo,
Un poco di dubbio
Nella ragione.
Benevolenza, Signore:
Un poco di grazia
Nel tuo perdono.

12 maggio 2009

DOMANI RIPRENDE IL CAMMINO


Domani riprende un cammino
Al largo roseo di nascente sole

Prima che ancora tramonti un giorno

Proseguendo un viaggio verso sera


© Antonio Ragone


11 maggio 2009

RIFLETTENDO
di Antonio Ragone


C’è qualcuno che ci segue ad ogni passo, magari non ce ne accorgiamo. Io spesso me ne avvedo e allora mi fermo e gli dico di andarsene come se fosse un fastidioso mendicante, mi dà noia, almeno un momento si allontani, non lo fa, forse arretra per un attimo, poi di nuovo ritorna. Posso chiedergli di andare via anche solo per un attimo. Ma non va via. Resta, continua a seguirmi. Nonostante tutto. È abituato agli insulti. Io no, no. Perché cerco la logica, la razionalità. Ma forse (anzi è certo) essere logici e razionali non significa essere giusti. Ed è per questo che lui continua a seguirmi passo dopo passo.

8 maggio 2009

OMAGGIO AL POETA GIUSEPPE VILLAROEL


Giuseppe Villaroel nacque a Catania nel 1889 e morì a Roma nel 1965. Molti critici a lui contemporanei apprezzavano di lui il mantenersi in una collocazione piuttosto autonoma rispetto "alle seduzioni della volubile moda", come scriveva, ad esempio, Luigi Tonelli; 
e Diego Valeri, riponeva Villaroel tra quei "pochi amici della poesia, i quali non vanno da pecore dietro i fautori d'una o d'un'altra moda, ma sentono col loro cuore e giudicano con la loro testa." Poeta sensibile e delicato, dotato di grande umanità, di lui vi propongo la poesia “Madre”, nella quale il Poeta ricorda con accorato rimpianto la propria madre.



MADRE
di Giuseppe Villaroel
Come tu mi portavi tra le braccia,
ti porto in cuore, madre. Altro non posso,
altro non so, per te, che mi nutrivi
di tanto amore che la morte sciolse.
Ora, da un quadro mi contempli e ignori
la pena dei miei giorni. Oh, come triste
questo freddo silenzio e il tuo splendore
di capelli, di volto e di sorriso
che mai non colsi. E sono vecchio, madre.
E tu giovane sei, bella e serena.

7 maggio 2009

Antonio Ragone dice: Grazie!

Avrei piacere che andaste a leggere in fondo a questa pagina. Sono sicuro che la mia risposta al commento di Giuliana postato in fondo alla pagina, sotto la mia poesia "About friendship", abbia tutte le potenzialità per essere evidenziato perché è "universale", perché sia condivisibile con i miei tanti amici che mi stanno vicino e mi dimostrano ogni giorno la loro stima e il loro affetto. Grazie, grazie di cuore a voi tutti, amici miei! Vi saluto con una bella fotografia, un panorama marino del mio paese, Vietri sul mare, dove son nato. Ciao a tutti!

3 maggio 2009

Gibran Khalil Gibran - L'Amicizia


Gibran Khalil Gibran (Bsharri, 6 gennaio 1883 - New York, 10 aprile 1931) è stato un poeta, pittore e filosofo libanese. Autore molto apprezzato per la sua spiritualità, maestro di vita amato da molti, imitato da pochi, soprattutto da quelli che più ne parlano. Si deve avere un amico invisibile a cui parlare nelle ore silenziose della notte e durante le passeggiate nei parchi (K. Gibran).

SULL'AMICIZIA (da "IL PROFETA")


Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e mietete con Riconoscenza.
E' la Vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la Vostra pace.

Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la Vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo Cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa Nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come Allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento Dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del Proprio mistero

Non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra Solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate Che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il Vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza Dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo Mattino e si

Ristora.


A proposito dell'amicizia



Per me, è un po’ che rifletto sul senso vero e profondo dell’amicizia. Qualche settimana fa , tarda la sera e di slancio, ho scritto questa poesia che voglio proporvi. Il titolo, non so perché, ho voluto scriverlo in inglese, ma questo conta poco, (sono problemi da poeti!) l’amicizia dovrebbe essere un bene universale.



About friendship

Tanti ne ho perduti di amici
Vecchi e nuovi lungo la via
Sentiero sterrato polveroso
Mai porge né un fico o una rosa
Qualche giglio propizio acceso alla sera

Sembravano fedeli e sereni
Di distesa mia compagnia
Ma leggeri così da voltarmi
Volati via predoni col vento
Rubandomi qualcosa sempre
Colorato di rosso come il sangue

Altri ancora svaniti
In punta di piedi in silenzio
Incapaci d’un senso di danza
Fingendosi sicure mete
Senza più voltarsi per viltà
Alla rinascita dalle mie rovine
Donde la musica riprendeva
L’antica melodia di me stesso


© Antonio Ragone

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